C’est le jeste, le beau jeste è il gesto misurato, calcolato, ante tékhnē che unito alla mente traduce il progetto, l’idea in immagine: tactae sonuerunt, per intenderci. Sono attratto dai materiali che uso per fissare l’intuizione e tradurre le suggestioni”

pag. 15 Le orme di tempo. Metarealtà di Luciano Pera (edizioni ETS)

Biografia

Amerigo Luciano Pera è nato il 7 gennaio 1925 a Badia di Cantignano, nella campagna lucchese da Pietro e Dina Baccelli, entrambi Toscani. Le sue prime esperienze in campo artistico risalgono alla seconda metà degli anni trenta quando inizia a disegnare e a modellare su libera ispirazione della natura che lo circonda.

Tra il 1940 e il 1945 frequenta a Lucca il Liceo Classico “Niccolò Machiavelli” ed il Liceo Scientifico “Antonio Vallisneri”. Nello stesso periodo frequenta assiduamente i musei toscani e crea disegni, frottages, decoupages, collages e contemporaneamente fa esperienza nell’officina meccanica del padre Pietro, dove apprende i principi della costruzione e scopre il fascino della materia che nello studio di Badia di Cantignano sperimenta, lavorando con legno, ferro, ardesia, cuoio e zinco.

Nel 1945 si iscrive alla facoltà di Medicina all’Università di Pisa prima e di Genova in seguito, al contempo frequenta istituti e accademie d’arte a Pisa, Lucca, Firenze, Genova e Parigi. Nel 1947 soggiorna per la prima volta a Parigi dove incontra i maggiori rappresentanti della cultura artistica e letteraria dell’epoca: Bernard Buffet, Lucien Fontanarosa, Max Ernst, Pablo Picasso, Jean Cocteau, Marc Chagall, Ardengo Soffici, Filippo De Pisis, Gino Severini e Massimo Campigli. Conosce Roland Barthes, frequenta il Musée de l’Homme e segue le lezioni di André Levy Strauss, appassionandosi sempre più profondamente alla storia dell’uomo. Scoprendo Cézanne e frequentando le scuole locali, riflette e rivede i modelli che fino a questo momento lo hanno ispirato. Nel 1948 partecipa ad una collettiva alla Galerie de l’Odeon.

Nel corso della decade ’45 – ’55 effettua molti viaggi in Svizzera, Austria, Inghilterra, Germania, Jugoslavia e Spagna facendo spesso ritorno a Lucca dove apre gli studi di Corso Garibaldi, di Piazzetta San Pellegrino dove realizza opere in ceramica e lo studio di Piazza San Romano che ben presto diventa luogo di incontri di artisti, letterati e critici d’arte. Nel 1952 partecipa al Premio di Pittura Bagni di Lucca con le opere I tulipani e Yvette, e viene premiato da Carlo Carrà, che ritroverà successivamente a Forte dei Marmi al Quarto Platano, assieme ad Ardengo Soffici, Roberto Longhi, Enrico Pea e all’amico Leo Lorenzetti. Altre opere in ceramica le realizza a Albissola in Liguria e a Vallauris in Francia, periodo di approfondimento delle tecniche grafiche e della produzione pittorica: è di questo periodo “Compositions en gris” e la serie “Veneri”. Nel 1955 espone alla Galleria Numero di Fiamma Vigo a Firenze.

Tra il 1955 e il 1975 il ritorno a Parigi è caratterizzato da un nuovo interesse per l’antropologia che lo spinge a compiere studi sulle arti primitive dei popoli mediterranei, dai Pirenei all’Ariège, dalla Spagna, Malta, Val des Merveilles-Monte Bego, alla Val Camonica. Diventa membro dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e della Societé Prehistorique dell’Ariège. In pittura prosegue la serie “Veneri” e inizia la serie “Metamorfosi”. Nel 1962 è a Venezia per partecipare alla cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a Peggy Guggenheim; qui conosce Emilio Vedova e Giuseppe Marchiori.

E’ il 1964 quando sposa la naturalista Rosy Beruti con la quale condivide la passione per la natura e per la Preistoria, interesse che lo spinge ad iscriversi alla facoltà di Scienze Umane della Sorbona. Nello stesso anno è a Saint Paul de Vence per partecipare all’inaugurazione, tenuta da Andrè Malraux, della Fondazione Marguerite et Aimé Maeght, fondazione che continuerà a frequentare anche negli anni a seguire. Dal 1966 al 1968 si reca nuovamente a Parigi dove stringe amicizia con Léon Pales e André Leroi-Gourhan, frequenta il Musée de L’Homme, conosce Hans Hartung alla Galerie La Hune e nell’atelier di Fernand Morisot incontra Mirò che ritroverà più tardi a Saint Paul de Vence. A Nizza conosce Lunia Czechowska, amica e modella di Modigliani, della quale diverrà un caro amico. In Italia, alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, dove conosce Giulio Carlo Argan, segue i corsi di Alta Cultura Internazionale. Durante questo periodo soggiorna nel Sud della Francia frequenta i laboratori di ceramica dove lavorano anche Picasso, Roger Capron, Modoura e Wilfredo Lam. A Saint Paul e a Vence incontra e frequenta Alberto Magnelli, Marc Chagall, George Braque, Jacques Prevert, Manfredo Borsi, André Verdet, Enzo Cini, Riccardo Schweizer e Raymond Dauphin, a Roma e nel Salento.

Fa spesso tappa a Pietrasanta, culla della scultura e dei laboratori del marmo, dove apprende le tecniche tradizionali di fonderia. Crea, durante questo periodo una serie di gioielli in bronzo, argento e oro utilizzando fossili, marmi e minerali. Agli inizi degli anni ’70 si dedica assiduamente alla scultura e a Pietrasanta lavora in laboratori di marmo e fonderie, in particolare nella Fonderia Mariani e nello studio di Sem Ghelardini. Alla morte di quest’ultimo il Maestro Pera dedica queste parole: “Ti rivedo nel marmo che mi si modella nel sogno di un’arte che non ha tempo. Ti ascolto nel vibrare divino delle vigne della nostra terra. Ti ricordo nella gioia esaltante di peartecipare alla creazione” (Lucca, 1997). Utilizza gli antichi torchi della stamperia Malbacco di Aldo Galleni, evocando sulla carta forme surreali e misteriose, frutto della sua vitalissima immaginazione nutrita da conoscenze profonde, immensa curiosità e continui scambi culturali con artisti e intellettuali dell’epoca.

Soggiorna spesso a Roma, dove frequenta l’ambiente culturale e artistico che gravita attorno a Leonardo Sinisgalli, Cesare Zavattini, Luigi Ferrarino, Alfonso Gatto, Andrè Masson, Ignazio Silone e Carlo Levi. Lavora nel Salento dove ritrova i vecchi amici di Parigi, Arno Mandello, Hélenè Asbehe-Cristofanetti e Normann e Patience Mommens. Crea per Rosy una serie di gioielli-scultura simbolici, con richiami ad antiche civiltà e ad animali fantastici, creazioni propiziatorie, magiche, potentemente evocative. Approfondisce la ricerca grafica sperimentando la litografia nella stamperia Angeli di Lucca e nella stamperia Il Gabbiano di Pisa. Crea graffiti su pietra di Baviera e, a Villefranche-sur-Mer, incisioni al carborundum lavorando assieme a Henri Goetz. Diventa membro dell’Accademia Tiberina di Roma.

In questi anni partecipa a numerose personali e collettive in Italia e nel mondo. Espone al Centro Europeo di Bruxelles, alla Contemporary Art Gallery di New York e alla Chapelle Cocteau a Villefranche-sur-Mer, dove conosce e stringe amicizia con Akira Nakamura, artista eclettico con il quale avrà un intenso scambio culturale e di creazioni pittoriche. Tiene altre esposizioni alla Galleria Numero di Fiamma Vigo a Roma, all’Escorial di Monte Carlo, alla Galleria Il Riccio 1 di Venezia (dove presenta la cartella litografica Appel de la lumière sur la surdité des humains, con introduzione di Carlo Munari), a Marina di Carrara, Pisa, Cortina, Forte dei Marmi, Bologna, Saint Paul de Vence, Biot, Vallauris e Nizza, dove alla Galerie di Michele Sapone conosce, tra i molti artisti, Paul Mansouroff, Anton Clavè e George Mathieu. Soggiorna frequentemente a Bologna, dove trova un clima culturale e lavorativo estremamente stimolante. Espone al Circolo Artistico, dove conosce Max Bill, Leo Castelli, Giuseppe Raimondi, Claudio Cerritelli, Gillo Dorfles, Giorgio Morandi e stringe amicizia con Giorgio Celli, Bartolomeo De Gioia e Franco Solmi. Alla Galleria Trimarchi ritrova l’amico Antonio Corpora.

Nel 1975, durante una sua mostra al Centro Culturale per l’Informazione Visiva a Roma, ha un simpatico incontro con Giorgio De Chirico. L’anno seguente espone a Biot alla Galerie Si-de-Biot, a Nizza alla Galerie Matarasso, e a Venezia alla Galleria Numero di Fiamma Vigo. A Venezia conosce Egidio Costantini e con lui progetta lavori in vetro per la Fucina degli Angeli. Nello stesso periodo stringe amicizia con Guglielmo Achille Cavellini, Rosalda Gilardi e Giò Pomodoro.

Tra il 1980 e il 1990 vive tra la Versilia, Lucca e la Provenza. Intensifica i contatti con il mondo culturale francese, frequentando Paul Bury, Ben Vautier, Leo Ferré, André Verdet, André Villers, caro amico e suo fotografo personale, Adrien Maeght, Henry Baviera, Jacques e Madeleine Matarasso, Pierre Restany, César, Arman, Sacha Sosno, Jean Louis Prat, Fréderic Altmann, Raymond Hains, Jacques Lepage, Guillaume Cornelis Van Beverloo “Corneille” e Hans Hartung, e con alcuni di loro mantiene un fitto legame epistolare. E’ presente nelle Gallerie Sapone, Matarasso e Ferrero. A Cannes frequenta assiduamente il negozio di Jean e Hughette Ramié, appassionati di etnologia e antropologia, e la Galerie dell’Hotel Carlton.

Nel 1980 tiene un’importante personale al Museo Municipale di St. Paul de Vence. Nel 1982 partecipa a Nizza al primo Congresso Internazionale di Paleontologia Umana dove incontra il professor Copins. Nel 1984 è presente alla XIX Mostra Internazionale di Scultura all’Aperto alla Fondazione Pagani di Legnano Castellanza, e stringe amicizia con Enzo Pagani. Continua a scolpire, creando opere monumentali in marmo, tufo, travertino e bronzo, dalla forte carica simbolica e arcaica. In pittura continua la serie delle Metamorfosi e dei Meccanismi Biologici e inizia la serie delle Cattedrali. Crea inoltre libri d’artista e illustrazioni d’arte, proseguendo una ricerca grafica in cui forme primitive danzano con segni scaturiti dall’inconscio. Nel 1990 è invitato dall’Associazione Culturale Fontane di Frabosa Soprana a esporre sculture assieme all’amico scultore Guido Bruno nella mostra Musica e Arte nelle grotte di Bossea.

Tra il 1990 e il 2000 continua a lavorare in Francia e in Toscana. Lascia il suo atelier di Rue St. Joseph nella vecchia Nizza e ne apre uno a Cremat, sulle colline di Nizza, dove lavora e incontra amici vecchi e nuovi. Sempre a Nizza presenta le sue Sculptures portables alla Galerie Contempor’Art di Isabelle Gilioli. A Pietrasanta realizza le sculture della serie I Voli e Il Millennio, e presenta con successo i suoi gioielli-scultura allo Studio d’Arte La Subbia di Mariella Poli. Proseguono le mostre personali e di gruppo alla Galerie Maurel a La Colle-sur-Loup, alla Galerie Matarasso a Nizza, dove stringe amicizia con Michel Butor, alla Galerie Les Cyclades di Antibes, al Centro Luigi Russo di Pietrasanta (con la personale Eves et Reves), alla Villa Henraux a Seravezza e al Palazzo Ducale di Lucca. Con l’amico Giorgio Celli, con cui divide una grande passione per i gatti e per l’etnologia, realizza il libro d’artista “Le sette virtù celestiali dell’arcobaleno”. Crea diverse serie pittoriche dai titoli fortemente evocativi: Danza delle pietre, Aggregazioni-Disgregazioni cosmiche e Giochi del vento.
Nel 2001 esce il film di Marco Agostinelli “Pera, l’ultimo archeologo”, che ripercorre una vita di studi e ricerche intorno alla storia dell’uomo. Ricerca forme più rigorose nelle due serie di sculture Modificazioni e Vibrazioni Elettroniche, in marmo nero del Belgio e bianco di Carrara, mentre ritorna alle sue tematiche più amate in Orme del tempo. In questi anni continua a esporre: nel 2001 tiene una personale al Palazzo del Rondò a Tuoro sul Trasimeno, l’anno successivo è alla Galerie Mots et Merveilles di Tourrette-Sur-Loup, al Chiostro di Sant’Agostino a Pietrasanta e alla Versiliana a Marina di Pietrasanta. Nel 2003 è a Padova, invitato da Giorgio Segato a partecipare alla mostra Interpretazioni dantesche, e nello stesso anno espone a Bologna al Circolo degli Artisti, dove ritrova Gillo Dorfles. Nel 2004 è di nuovo a Pietrasanta, al Circolo Culturale Luigi Russo e a Forte dei Marmi con una personale alla Galleria Vesidia. Riprende gli studi comparativi in campo artistico-antropologico, indagando le personalità di Leonardo, Charles Darwin e André Levy Strauss. Nel 2007 esce il volume “Le orme del Tempo, Metarealtà di Luciano Pera”, edito a Pisa da ETS, che ripercorre la sua lunga carriera. Nel 2011 il Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi gli dedica una personale, e nello stesso anno è invitato a una mostra di gruppo dalla Open One Art Gallery di Pietrasanta. Nel 2013 , su invito del Dott. Marco Paoli, tiene la mostra personale Incisioni e Sculture nei saloni monumentali della Biblioteca Statale di Lucca. All’inaugurazione viene presentato il libro d’artista inedito Le 7 virtù celestiali dell’arcobaleno, in omaggio all’amico Giorgio Celli coautore.

In questi anni Pera continua nella creazione di opere artistice e al contempo lavora intensamente al riordino e alla catalogazione delle sue collezioni, dividendosi fra la Versilia e Lucca, dove vive in una casa-museo, ricca di libri, oggetti storici e preistorici, sculture, pitture, disegni, ricordi, e soprattutto piena di amore per la vita e l’arte.

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Le informazioni contenute in questa scheda biografica sono state liberamente tratte dal sito dell’artista www.alperart.com e dal volume “Le orme del Tempo, Metarealtà di Luciano Pera”, 2007, Pisa, Edizioni ETS

Le immagini contenute nella Timeline sono state estratte dal volume “Le orme del Tempo, Metarealtà di Luciano Pera”, 2007, Pisa, Edizioni ETS o gentilmente concesse dall’Artista

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