“…ho letto che gli antichi una volta prodotto un suono erano soliti modularlo, alzando e abbassando il tono senza allontanarsi dalle regole dell’armonia. Così deve fare l’artista che lavora ad un nudo…”
Antonio Canova

Biografia

Scultore e pittore di origine trevigiana, nato nel 1757 e considerato il massimo esponente del Neoclassicismo. E' soprannominato “il nuovo Fidia” e viene iniziato alla pratica scultorea dal nonno paterno, che si dedica a lavori di stampo classicheggiante. Per interessamento e grazie al senatore Giovanni Falier, che ne riconosce il talento, studia a Venezia, presso la bottega di Giuseppe Bernardi detto "Torretti", e all’accademia di nudo allestita presso il Fontegheto de la Farina. Le opere giovanili si trovano oggi al Museo Correr e commissionati dal Falier: subito di grande successo, questi lavori decretano l’inserimento del giovane artista nel mondo dell’arte contemporanea.

Nel 1775, apre un proprio studio e realizza su commissione i gruppi scultorei di Orfeo ed Euridice del 1776 e Dedalo e Icaro del 1779: naturalmente è la grecità classica a costituire una fonte continua di ispirazione. Nel 1779 decide di continuare i suoi studi presso scuole romane come l'Accademia di Francia e quella dei Musei capitolini. L’ambiente di Roma, fervido e pieno di artisti gli consente la crescita e il confronto che ricerca. Ospite dell’ambasciatore veneto Girolamo Zulian, appassionato d'arte e mecenate di artisti, riceve in commissione le prime opere romane, divenute poi delle pietre miliari della storia dell’arte. Si tratta di Teseo sul Minotauro del 1781 e di Psiche del 1793, opere che incarnano l'ideale neoclassico della bellezza, distaccandosi dall'arte barocca, per la semplice eleganza delle linee e delle forme.

Altre opere dello stesso periodo sono i suoi grandi capolavori tra cui Amore e Psiche, la cui prima versione, del 1788-1793 in marmo biancio è oggi al Louvre, e il gruppo de Le tre Grazie, fortemente voluto da Giuseppina di Beauharnais, moglie di Napoleone I, e realizzato tra il 1813 e il 1816. Numerose altre opere celebri sono frutto dell’attività di questo periodo, come la Maddalena penitente, compiuta nel 1796. In tutte le opere di ispirazione classica le forme anatomiche sono caratterizzate dalla ricerca della perfezione, dalle linee essenziali e dalla fluidità dei movimenti. L’emotività e la psicologia dei personaggi è sottolineata e accentuata. L’ideale classico del ritmo e dell’equilibrio, trova nelle opere di Canova una nuova espressione.

I gruppi statuari sono sempre rappresentati nell’attimo che racchiude maggiore significato per la storia dei personaggi: così Teseo sul Minotauro non è rappresentato nell’atto della lotta, ma al termine di questa, quando si scarica della tensione e compie un gesto vicino alla pietà per il nemico sconfitto, Amore e Psiche sono invece raffigurati nel momento di massima tensione, quello che precede il bacio, in intensa contemplazione l’uno dell’altra, idealizzati secondo un principio di bellezza assoluta e spirituale. È noto come il maestro Canova si servisse di marmo delle cave apuane per le sue opere maggiori, seguendo l’esempio di Michelangelo: si racconta che inviasse nell’area versiliese i modelli che venivano poi sbozzati in loco e poi completati di sua mano a Roma.

L’artista si dedica molto anche ai monumenti funerari. Suoi sono ad esempio i monumenti di Clemente XIII, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, del 1787 – 1792; di Clemente XIV, nella Basilica dei Santi Apostoli, del 1787; di Maria Cristina d'Austria, all’Augustinerkirche di Vienna, del 1798-1805; di Vittorio Alfieri, in Santa Croce a Firenze, del 1806 – 1810. Lo schema architettonico è su tre livelli, con alla base le statue allegoriche, in relazione alla morte e al concetto di salvezza, al secondo livello è di solito posto il sarcofago e infine, all’apice, la statua che raffigura il personaggio celebrato. Si discosta da questo schema il monumento per Maria Cristina d’Austria, di forma piramidale, intrisa di simbolismo: il leone accovacciato indica la fortezza, una ragazza che accompagna un vecchio cieco simboleggia la Beneficenza e il Genio Alato, rappresentazione dello sposo, la Pietà. Nell’arte neoclassica i monumenti funerari sono privi di qualsiasi senso del macabro e dell’orrido che invece aveva caratterizzato l’arte barocca, ma il momento della morte è la via per la sublimazione della vita trascorsa.

Del 1803-1806 è Napoleone Bonaparte raffigurato come Marte pacificatore, commissionata ma non accettata dall’Imperatore, perché offeso per essere stato ritratto in queste vesti. L’artista lavora molto per la famiglia Bonaparte, realizzando un ritratto per Paolina, ancora una volta rifacendosi ai modelli greci, raffigurandola come Venere Vincitrice, seminuda e sdraiata sul triclinio (1805-1808). Muore a Venezia, nel 1822, di ritorno a Roma da un viaggio, nominando come suo unico erede il fratellastro, il vescovo Giovanni Battista Sartori, che spesso lo aveva accompagnato nell’attività artistica. Nel 1819 egli stesso aveva progettato e fatto costruire a Possagno, suo paese natale, Il Tempio, monumento destinato ad essere il suo sepolcro. Si tratta di un edificio maestoso, vera e propria chiesa parrocchiale, dedicato alla SS. Trinità. Al momento della morte del maestro è però incompiuto e solo nel 1832 le sue spoglie vi possono essere depositate. La casa natale di Possagno è stata musealizzata ed è oggi la Pinacoteca che raccoglie le tele di Canova.


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