“Artista di fama eterna”
Giorgio Vasari a proposito di Baccio Bandinelli

Biografia

Nato come Bartolommeo Brandini, detto Baccio, subisce fin da tenera età l'influenza della poetica di Michelangelo, di cui divenne imitatore e rivale. Ci è noto che dal 1518 lavora a Loreto, dove realizza buona parte del pannello della Nascita della Vergine per il rivestimento marmoreo della Santa Casa. Lavora in laboratori versiliesi per realizzare la statua di Andrea Doria, rimasta però a Carrara allo stato di abbozzo e lì utilizzata per abbellire la fontana “del Gigante”, in piazza del Duomo. Esegue a Roma il modellino della statua di San Michele da porre sulla cima di Castel Sant'Angelo. Muta il cognome in Bandinelli quando Carlo V gli offre il cavalierato di San Jacopo, nel 1530: avendo necessita di dimostrare una discendenza nobiliare, si fa attribuire per l’occasione una parentela con i Bandinelli di Siena.

Tra le sue opere maggiori, di chiara ispirazione michelangiolesca, figurano Ercole e Caco di Piazza della Signoria del 1534, Adamo ed Eva, oggi al Museo del Bargello, il Cristo morto sorretto da Nicodemo (detto Pietà) posto nella Basilica della Santissima Annunziata. Negli anni 1553-1572, scolpisce i rilievi del recinto del coro di Santa Maria del Fiore, che sono considerati il suo capolavoro: il progetto prevedeva un basamento marmoreo decorato da figure a rilievo, intorno al coro ottagonale e poi per l'altare un Cristo morto con due angeli con dietro un grande Padre Eterno. Al lato estremo del coro dovevano esserci due figure di Adamo ed Eva e altri rilievi con scene dell'Antico Testamento. La sculture realizzate non trovano un riscontro positivo dalla critica, che invece festeggia la realizzazione del Cristo morto e un angelo, che oggi si trova in Santa Croce. Parte del rilievo marmoreo del tornacoro è tuttora in situ e decorato da figure in rilievo, rappresentanti personaggi del Vecchio Testamento. La serie rimane incompiuta alla morte dell’artista e viene completata dal suo allievo Giovanni Bandini. Per molte delle opere fiorentine utilizza marmi provenienti da Pietrasanta.

La maggior parte dei suoi soggetti sono di stampo mitologico, com’era consuetudine tra gli artisti dell’epoca. In questo contesto si inquadra la copia del Laocoonte, che è conservata alla Galleria degli Uffizi e che si data negli anni 1520-1525, restaurato nel 2009. La commissione più importante, negli anni dopo il 1530, è quella delle tombe di Leone X e Clemente VII: le due tombe addossate erano destinate al coro di S. Maria sopra Minerva in Roma. In particolare a Bandinelli vengono assegnate le due grandi figure sedute dei papi, le immagini laterali di santi e i rilievi, con episodi di vario genere. Del progetto iniziale porta a termine solo quattro figure di santi, S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista per la tomba di Clemente, S. Pietro e S. Paolo per quella di Leone, perché richiamato a Firenze da Cosimo I per intervenire sulla tomba di suo padre, Giovanni dalle Bande Nere.

Non porta a compimento quest’ultimo progetto perché viene attirato dalla possibilità di decorare l’Udienza nel lato Nord della Sala dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, nuova residenza di Cosimo e della sua famiglia. Per le nicchie minori della parete di fondo esegue le statue di Giovanni dalle Bande Nere e del Duca Alessandro; per la nicchia centrale la figura di Clemente VII e per una nicchia di una parete laterale quella di Cosimo. Il progetto non terminato, viene in seguito compiuto dal Vasari. Esegue anche un busto per Cosimo I (1540), oggi al Museo del Bargello.

Un particolare periodo della sua carriera, durante il pontificato di Adriano VI, lo vede impegnarsi nel campo della pittura: esegue il disegno del Massacro degli Innocenti, inciso da Agostino Veneziano e Marco Dente da Ravenna. Di quest’opera ci restano disegni agli Uffizi e al Louvre; grazie a questo progetto ambizioso tuttavia, il Bandinelli acquisisce grande fama. Ci è noto che termina la sua vita a Firenze nel febbraio del 1560.


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