"Ammannati riesce a trasmettere impulsi essenziali per l’elaborazione di un linguaggio rinascimentale di grande originalità"
Paolo Portoghesi, Gangemi, Roma, 2011, 91-111

Biografia

Esponente della “bella maniera” italiana, fu scultore, architetto e trattatista tra i più importanti del suo secolo, il XVI. Si forma nella bottega di Baccio Bandinelli a Firenze, dove entra nel 1523, all’età di 12 anni; i lavori del primo periodo sono quasi tutti perduti: abbiamo notizia di un rilievo con Dio Padre e Angeli per il Duomo di Pisa e una Leda per Guidobaldo II Della Rovere, entrambi dispersi. Restano invece le figure di San Nazario, David e Giuditta, questi ultimi con le sembianze di Apollo e Minerva, scolpiti per la tomba di Jacopo Sannazaro nella chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina (Napoli).

Collabora a Venezia con Jacopo Sansovino alla decorazione della Libreria di San Marco, per la quale realizza un Nettuno. Nel 1544 entra sotto la protezione di Marco Mantua Benavides e scolpisce un Ercole, un Giove e un Apollo per il suo palazzo di Padova, opere che si trovano ancora nelle nicchie in loco. Nel 1550 si trasferisce a Roma alla corte di Giulio III, per il quale realizza le decorazioni scultoree della cappella di Antonio e Fabiano Del Monte in San Pietro in Montorio, con le allegorie di Giustizia e Religione. Lavora a vari progetti per il Papa e si cimenta con l’architettura, soprattutto a Villa Giulia, sovrintendendo ai lavori del ninfeo e di una parte del secondo cortile della villa.

Alla morte del Papa nel 1555, torna a Firenze su invito di Giorgio Vasari e viene accolto alla corte di Cosimo I de’ Medici. Qui ha subito l’incarico di realizzare una grande fontana per il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio: l’opera, detta Di Giunone viene collocata invece nel Giardino di Pratolino. La decorazione scultorea è composta dalle figure allegoriche dell’Arno, della Fonte del Parnaso, di Firenze, della Maturità del Consiglio e della Terra, scolpite tra il 1555 e il 1561 e, solo, recentemente riunite nel cortile del Bargello. Nel 1559 partecipa al concorso indetto per la realizzazione della fontana in Piazza della Signoria e risulta vincitore col celebre Nettuno, in marmo di Carrara, inaugurato nel 1577 e aspramente criticato da alcuni contemporanei – da cui fu ribattezzato “il Biancone”. La composizione vede la figura del colossale dio Nettuno, che riprende i tratti somatici di Cosimo I de’ Medici e che vuole essere un richiamo alla potenza marittima di Firenze, con ai piedi figure di tritoni; circondano la vasca ottagonale i cavalli rampanti del cocchio del dio e varie figure mitologiche di Nereidi,  Scilla e Cariddi, e altre divinità marine minori.

Nonostante le critiche che investono questo suo capolavoro, continua l’attività scultorea realizzando le decorazioni per la Villa medicea di Castello a Firenze, tra cui il celebre Appennino. Nel 1563 viene designato come membro dell'Accademia e Compagnia dell'Arte del Disegno, fortemente voluta da Cosimo I. Si concentra quindi sull’attività di architetto in progetti di ampio respiro come, ad esempio, l’ampliamento di Palazzo Pitti, tra il 1560 e il 1577. Nel 1577 inizia l’opera di ristrutturazione del Palazzo Ducale di Lucca: in particolare suo è il progetto della Loggia, che si presenta oggi come una maestosa galleria che domina Piazza Napoleone. Al pian terreno si può vedere un portale centrale affiancato da bugne rustiche in pietra di Guamo, con ai lati elementi decorativi di vario genere; al primo piano tre serliane, si alternano con finestre architravate. All’interno, la luminosa galleria aperta con cinque serliane, si sovrappone alle corrispondenti cinque arcate del piano terra. Le mensole poste tra le arcate sono tipiche del gusto manieristico per le forme fantastiche, spesso mostruose.

Lavora a svariati altri progetti di importanti palazzi per la casa regnante e per la nobiltà fiorentina. Suo è il progetto del Palazzo mediceo di Seravezza, fatto costruire tra 1560 e 1564, e che diede un grande impulso a una nuova attività estrattiva nelle cave. Fino alla morte, avvenuta nel 1592 a causa di una sempre più grave paralisi, si concentra soprattutto sull’attività di architetto.


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