“Per me il seme dell'arancia è un simbolo, simbolo della mia terra, di fecondazione, di abbondanza. Anche la montagna per me è seme, ventre di grandi nascite”
Emilio Isgrò alla presentazione dell’opera “Il seme dell’Altissimo"

Biografia

Siciliano di nascita, si trasferisce in giovane età a Milano per gli studi universitari in Scienze Politiche all’Università Cattolica e per inseguire un sogno di scrittura; la sua attività artistica spazia, infatti, dalle arti figurative, alla scrittura poetica, alla musica. Inizia a frequentare i circoli artistici milanesi, entrando in contatto con personalità del calibro di Piero Manzoni, Lucio Fontana, Paolo Scheggi, Umberto Eco. Nel 1964 si distacca leggermente dalla cerchia letteraria, realizzando l’opera pop Volkswagen e le prime Cancellature che diventano il suo vero e proprio linguaggio artistico. Nel 1966 la sua prima personale alla Galleria Il Traghetto di Venezia: in quella occasione avviene la vera consacrazione agli occhi dei contemporanei, data dall’acquisto di una versione serigrafata proprio di Volkswagen da parte di Lucio Fontana. Partecipa alle mostre Premier Inventaire International de la Poésie Élémentaire e Mailand Situation, a Parigi e Stoccarda.

Nel 1969 tiene un’importante mostra personale alla Galleria del Naviglio di Milano; nello stesso anno esegue una performance, "Geremia e Galone", in cui coinvolge il pubblico in una esperienza di cancellazione collettiva, al Museo Civico d’Arte Moderna di Bologna. L’anno successivo espone alla Galleria Schwarz l’Enciclopedia Treccani Cancellata, che divide la critica tra entusiasti consensi e aspre contestazioni. Partecipa poi alla mostra Concrete Poetry? allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Nel 1972 è invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia, in cui espone l’Enciclopedia Treccani Cancellata. Nel 1973 un’altra partecipazione di grande risonanza a Contemporanea, la celeberrima mostra organizzata da Achille Bonito Oliva nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese; nello stesso anno firma il primo contratto di esclusiva con Arturo Schwarz, con validità triennale.

Nel 1974 espone a Milano il Ciclo Kissinger (Galleria Blu) e Storie Rosse (Studio Soldano) e a Parma al CSAC nella mostra Della Falsità. Nel 1975, è di nuovo a Milano (Galleria Blu), dove realizza l’installazione Giap ed espone poi a Napoli Immaginare di Händel. Nel 1977 è insignito del primo premio alla XIV Biennale d'Arte di San Paolo del Brasile; l’anno successivo è nuovamente invitato ad esporre alla Biennale di Venezia, partecipando anche alle edizioni seguenti del 1986 e 1993. Nel 1982 prende parte con l’Enciclopedia Treccani e altre opere alla rassegna sull’arte italiana degli anni ’60, voluta dalla Galleria Hayward di Londra. 

Dopo una interruzione di circa tre anni, in cui si dedica completamente all’attività drammaturgica, torna ad esporre nel 1985 al Mercato del Sale di Milano, con la mostra Il tempo delle macchie e lavorando a un’installazione multimediale per il Teatro alla Sala. Nel 1986 installa un’opera dal forte impatto sociale, "L’ora italiana", ispirata dal tragico attentato alla stazione, all’interno del Museo Civico Archeologico di Bologna. Nel 1990 è invitato alla rassegna New Art from the Mediterranean and Japan al Museum of Modern Art di Toyama. Nel 1992 partecipa alla mostra The Artist and the Book in XX Italy al MoMa di New York. Del 1996 è Vetrophanie, al Palazzo Ducale di Colorno (Modena), che lo vede esporre insieme ad artisti come Kounellis, Merz, Penone e Zorio. Nel 1998 continua la collaborazione con Achille Bonito Oliva con la partecipazione alla famosa  Minimalia, ospitata a New York, Venezia e Roma. 

Nel 2002 partecipa alla rassegna Le stanze dell’arte: figure e immagini del XX secolo al MART di Rovereto; nello stesso anno partecipa alla collettiva Epicentro a Il Cairo. Nel 2003 il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato realizza l'antologica Dichiaro di essere Emilio Isgrò, in contrapposizione a un’opera dei primi anni in cui compariva Dichiaro di non essere Emilio Isgrò. Nel 2011 propone l'installazione L'Italia che dorme alla GNAM – Galleria Nazionale D’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Nel giugno 2013 viene inaugurata, ancora alla GNAM di Roma, Emilio Isgrò. Modello Italia 2013-1964.

Nel 2015 crea per EXPO il Seme dell’Altissimo, una scultura in marmo di 7 metri d’altezza, che raffigura un seme d’arancia, scolpito nel marmo delle cave dell’Altissimo di Seravezza. L’opera è stata realizzata nei laboratori Henraux e da lì è poi stata trasportata a Milano. Non è il primo tentativo di cimentarsi con questo particolare soggetto, che era stato già affrontato in lavori degli anni precedenti. 


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