“Ha esposto in Italia e all’estero senza mai dimenticare la sua origine apuana, conservando nelle sue sculture, nelle sue terracotte, traccia di tutti gli esempi memorabili che può avere veduto o che porta nel sangue, dalle steli antropomorfe di Luni alle sculture romaniche sparse nelle pievi della lunigiana e dell’Alta Versilia”
Giancarlo Caldini, Ettore Pesetti alla Barbaroux, Eco d’Arte, Firenze, maggio 1972

Biografia

Ettore Pesetti, in arte Ettò, è nato a Pietrasanta, Lucca nel 1903.

Grande Maestro scultore altamente specializzato nel trattare materie dure quali il marmo e la pietra, con un’innata predisposizione per la “scultura  scolpita”, così definita da Giancarlo Cerri, curatore del Museo Pesetti che conobbe personalmente Ettò negli ultimi anni di vita dell’artista pietrasantese.

Pesetti proveniva da una famiglia di artigiani e artisti: il padre, Manfredo, era scultore e ornatista e lavorava molto per l’estero, il fratello Giulio noto ed apprezzato formatore a Milano, il fratello Cesare

anch’egli eccellente maestro scultore deceduto in Belgio alcuni anni prima di Ettò che, già alla tenera età di dodici anni, lavorava negli studi dei maestri pietrasantesi imparando il “mestiere” inteso nel senso più alto del significato della parola stessa.  Sempre nei suoi anni giovanili  Ettò frequentava la Scuola d’Arte di Pietrasanta ottenendo il diploma con pieno merito.

A 24 anni si trasferisce in Belgio, a Bruxelles, per lavorare in collaborazione con il padre Manfredo e il fratello maggiore Cesare alla realizzazione del grande monumento del Desmaré al Milite Ignoto francese in terra belga. Qui rimane per alcuni anni che saranno determinanti per la sua formazione professionale e culturale.

In questo tempo espone la sua prima importante mostra personale in una rinomata galleria d’arte di Bruxelles: la Galleria Fievez.

Nei primi anni Trenta rientra in Italia ed apre un suo studio in Milano, città nella quale conosce personalmente e frequenta molti artisti tra i quali, principalmente, Francesco Messina, Fausto Melotti,  Eros Pellini, i quali lo consigliano di entrare a far parte del corpo insegnante dell’Accademia di Brera. Lui ringrazia, ma non accetta ,è uomo schivo e la sua vita ha un solo e prevalente scopo: il suo lavoro. In questi anni è diventato e riconosciuto noto ritrattista di splendide opere eseguite in marmo bianco delle Alpi Apuane e in marmo rosa di Candoglia. Sul finire di questo decennio Ettò e suo fratello Cesare decidono di trasferirsi in Francia, dove già si trovava il padre, e precisamente a Parigi, in quel tempo punto di riferimento delle Arti in Europa: non vi riusciranno essendo Ettò richiamato alle armi a causa dell’imminente seconda guerra mondiale.

Negli anni del dopoguerra,  soprattutto dagli anni Sessanta in poi, Ettò frequenta ed espone sue opere  in mostre collettive e personali  in quella famosa Galleria che fu la Barbaroux , situata nella milanese via Santo Spirito, a pochi passi da via Monte Napoleone.

La signora Piera Barbaroux, vedova del prematuramente scomparso Vittorio Emanuele Barbaroux, notissimo gallerista in Italia e all’estero aveva grande stima di Ettò e lo considerava così: vero autentico grande maestro scultore.

Tra le ultime esposizioni in Italia si ricordano: Rassegna Maestri Contemporanei, Galleria Barbaroux, Milano1972 – mostre personali, Galleria Barbaroux, Milano 1972, 1975, 1977 – Mostra personale Galleria “Il Centro”, Pavia, 1974 – Mostra personale Galleria Internazionale, Varese, 1975 –  Mostra personale Galleria Locatelli, Bergamo, 1976.   Infine,  dall’inizio degli anni Ottanta,  crea, nel suo nuovo studio, sempre a Milano, una mostra permanente delle sue opere e si dedica interamente al suo lavoro, creando opere spesso in “taglia diretta”.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1987 mentre ancora stava lavorando ad una scultura, poi intitolata “Incompiuta”,  gli vengono dedicate due grandi mostre personali:  nel 1988 alla Galleria Cortina di Milano, nella centralissima piazza Cavour e nel 1997, decennale della sua scomparsa, a Pietrasanta nella prestigiosa Sala delle Grasce anche a testimonianza del forte legame che l’artista ha sempre avuto con la sua città natale.

Sempre a Pietrasanta, nel luglio 2011 viene inaugurato, con apposita cerimonia presieduta dal sindaco professor Lombardi, nella Sala dell’Annunziata / Chiostro di Sant’Agostino, il Museo Pesetti, situato nel centro storico pietrasantese di Via dei Piastroni.

Il pittore milanese Giancarlo Cerri, curatore del Museo, Ettò lo ricorda così: “ un uomo gentile, affabile, molto educato, mai una parola fuori posto, anche riservato, ma determinato e sicuro  davanti  ad un blocco di marmo nella realizzazione della sua opera il più delle volte basandosi soltanto su un’idea o un suo disegno preliminare.  Lo conobbi quando, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, tenevo le mie prime mostre personali nella storica Galleria Barbaroux  che egli frequentava già da parecchi anni  esponendo sue opere in mostre personali e collettive ammiratissime dai critici d’arte che frequentavano la Barbaroux, ne cito alcuni: Mario Monteverdi, (Corriere Lombardo), Mario Portalupi (La Notte), Mario Lepore (Corriere d’Informazione). Quello era il tempo in cui Ettò era approdato – dopo molti anni di scultura altamente figurativa da intendersi in chiave tradizionale – ad una scultura essenziale, modernissima dove la figura era soltanto il punto di partenza per tradursi,  imminentemente dopo in composizioni in cui già si poteva intuire la fase successiva, ovvero quella finale dell’arte di Ettò: l’astrattismo, riguardante gli ultimi anni della sua stupenda creatività. Un astrattismo, il suo, eccezionalmente impastato sui valori plastici delle forme espresse negli spazi vuoti contrapposti mirabilmente a quelli pieni, capaci di donare alle opere grande respiro ed eleganza formale personalissima.

Ora senza nulla togliere a tutto il pluridecennale itinerario percorso artistico di Ettò, ritengo che la sua creatività ultima – quella astratta – sia stata la più fondamentalmente importante di tutta la sua eccezionale vicenda artistica, anche la più stupefacente per l’energia creativa dimostrata fino ai suoi ultimi giorni di vita”.


Le informazioni contenute in questa scheda e le immagini pubblicate nella TimeLine sono state tratte dal volume “ETTORE PESETTI (ETTO’) la scultura scolpita” Cortina Arte Edizioni, Milano
Un ringraziamento speciale alla Sig.ra Sonia Pesetti, figlia di Ettore

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