Biografia

Di origine fiorentina, è allievo di Baccio Bandinelli; il soprannome “Dell’Opera” deriva dalla permanenza ventennale in una bottega della stessa Opera del Duomo di Firenze. Nel 1560 prende in mano i lavori dei rilievi per la balaustra del coro del Duomo, lasciati incompiuti alla morte del suo maestro. Terminato il coro nel 1572, con una serie di personaggi tratti dall’Antico Testamento, continua a lavorare alle decorazioni di Santa Maria del Fiore con le statue di S. Iacopo (1576) e di S. Filippo (1577), sistemate in tabernacoli nei piloni della cupola. Nel 1564 ha l’incarico dall’Accademia del Disegno di eseguire le figure allegoriche dell'Architettura e del Tevere per il catafalco funebre di Michelangelo Buonarroti in San Lorenzo. La statua dell'Architettura riscuote grande favore da parte del granduca Cosimo I, che nello stesso anno gli commissiona la stessa figura per la tomba dello stesso Michelangelo in Santa Croce;  finisce la statua nel 1574, ed è certamente fra le sue opere più alte. Al Victoria and Albert Museum di Londra ne è conservato anche un bozzetto preparatorio in terracotta.

Continua a lavorare presso la corte medicea, così come il suo predecessore, realizzando la Giunone in bronzo dello studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio. Il bronzetto è accompagnato da un pavone, attributo tipico dell’iconografia classica per identificare la regina degli dei. L’ambiente fiorentino dell’epoca era ricco di artisti di grande talento, ma il Bandini riesce ad imporsi come ritrattista, grazie all’estrema semplicità ed efficacia delle sue elaborazioni: numerosi busti ritraggono i granduchi Cosimo I e Francesco I, e uno raffigurante il Brunelleschi oggi al Museo dell’Opera, che si distingue per la pregevole fattura. 
Come il suo maestro si avvale di materia prima marmorea apuo-versiliese. Dato il clima di grande competizione vissuto nell’ambiente di Firenze, accetta l’invito di Francesco Maria II Della Rovere di trasferirsi a Urbino, nel 1582; qui matura la sua attività distaccandosi completamente dal modello del Bandinelli. Il suo momento più alto è senza dubbio costituito dal gruppo marmoreo raffigurante una Pietà e datato 1583-86, probabilmente destinato alla tomba del duca stesso, che si conserva nell'Oratorio del Santissimo Crocifisso della Grotta in Urbino. Molte opere di questo periodo sono purtroppo andate perdute.

Non interrompe comunque i rapporti con Firenze: esegue,infatti, nel 1595 la statua di Ferdinando I de' Medici per la piazza della Darsena Vecchia di Livorno, posta sulla base con i Quattro Schiavi (o Mori) di Pietro Tacca. È a Firenze che trascorre l’ultimo periodo della sua vita e lì muore nel 1599.


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