“…Nicola, e Giovanni Pisani…come assai bene intese meritano l’opere di scoltura, et Architettura di costoro d’esser celebrate, havendo essi in gran parte levata via; nel lavorare i marmi, e nel fabricar quella vecchia maniera greca, goffa, e sproporzionata: et havendo havuto ancora migliore invenzione nelle storie, e dato alle figure migliore attitudine.”
Giorgio Vasari, Vite

Biografia

Si forma alla scuola del padre Nicola, subendo però in maniera più evidente gli influssi gotici provenienti da oltralpe, con cui entra in contatto forse in un viaggio in Francia compiuto tra il 1270 e il 1275. In giovane età collabora ai celebri pulpiti del padre per il Battistero di Pisa e per il Duomo di Siena e fa parte anche dell’equipe paterna che lavora alla Fontana Maggiore di Perugia – terminata nel 1278 – e che porta iscritto anche il suo nome. Alla sua mano, a quella del padre, o ad entrambi, sono indicativamente attribuibili alcuni rilievi con scene della Passione di Cristo – Crocifissione, Deposizione e Resurrezione – sulla facciata del Duomo di Pietrasanta.

Dal 1285 al 1296 è capomastro per i lavori del Duomo di Siena: in particolare di sua mano è la facciata monumentale, soprattutto notevoli sono i rilievi della parte inferiore della facciata, per la quale realizza un gran numero di statue di Profeti e Sapienti dell'antichità, oggi conservati al Museo dell'Opera Metropolitana del Duomo. Nonostante i grandi successi e riconoscimenti avuti nel periodo senese, nel 1296 si ha notizia di un repentino abbandono del cantiere, forse dovuto a sopraggiunti dissensi con l’amministrazione cittadina. Negli anni successivi lavora a un altro pulpito, stavolta di sua unica mano, per la chiesa di Sant’Andrea a Pistoia, terminato nel 1301. Naturalmente la letteratura ha subito sottolineato quanto emerge dal confronto con le opere paterne: sicuramente d’ispirazione è il pulpito del Battistero di Pisa per la conformazione strutturale con sette colonne e per il programma iconografico che raffigura eventi legati alla vita del Cristo. Si differenzia dall’opera paterna per una più composita organizzazione dei soggetti con bruschi giochi di luce, differenze nelle dimensioni dei rilievi, in un’estrema tensione al dinamismo.

La sua opera più celebre è il pulpito per il Duomo di Pisa, scolpito tra il 1301 e il 1310. L’opera è espressione del genio dell’artista, sia per l’innovazione compositiva sia per la pregevolezza dell’apparato decorativo. Poggia su nove colonne, alcune delle quali a forma di cariatide – allegorie delle virtù cardinali – o telamone. Ogni figura ha in sé una stratificazione di significati, essendo al contempo personificazione di una virtù, ma anche richiamo alle quattro parti del mondo, ai quattro fiumi del Paradiso e alle quattro età della donna. Il fregio in alto appare quasi circolare, grazie all’artificio dei parapetti arcuati, con raffigurate scene della vita di Cristo intervallate da figure di profeti.

Si data al 1313-1314 l'ultima opera documentata: il monumento funebre per Margherita di Brabante, moglie di Arrigo VII di Lussemburgo, di cui si conservano alcune parti nel Museo di Sant'Agostino e in Palazzo Bianco a Genova. I tratti del volto sono di chiara ispirazione classica, il tema è quello del viaggio verso il regno dei cieli accompagnata dagli angeli. In quegli anni è nuovamente a Siena, dove si spegne nel 1315.


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