"E quello che Giambologna ha fatto per Firenze e da Firenze per l'Europa si capisce, quasi si tocca per quelle dimensioni che non intimoriscono, nella selva di divinità (Venere e Mercurio soprattutto), eroi (Ercole soprattutto, fatiche e guai col centauro Nesso), granduchi medicei, allegorie, giganti, animali…"
Goffredo Silvestri a proposito di Jean De Boulogne

Biografia

Di origine fiamminga, inizia presso maestri scultori di quell’ambiente la sua formazione artistica, per poi trasferirsi a Roma intorno al 1550, con lo scopo di studiare le opere antiche nelle collezioni private e quelle dei contemporanei, soprattutto di Michelangelo. Di quest’ultimo diventa grande ammiratore e, per certi versi, emulatore; ciononostante Giambologna è considerato il più importante scultore manierista del contesto fiorentino, proprio per l'originalità della sua produzione. Dopo l’arrivo a Firenze nel 1562, viene introdotto alla corte medicea di Francesco I de' Medici, ricevendo commissioni di opere oggi perdute.
L’anno successivo è chiamato a Bologna per realizzare la decorazione scultorea di una fontana monumentale, da collocare sulla Piazza Nettuno, progettata nell’ambito del programma di rinnovamento urbanistico voluto per la città da papa Pio IV. Soggetto iconografico è naturalmente il dio Nettuno, in bronzo, raffigurato con il classico attributo del tridente e con una mano tesa nell'atto di calmare le acque.

Durante il periodo bolognese, il delegato papale Cesi, lo incarica di eseguire un bronzo raffigurante il dio Mercurio con l'indice proteso verso il cielo, simbolo dell'origine divina del sapere, da porre nella sede dell’Università. Il progetto non fu mai portato a compimento, ma rimane un modello di Mercurio volante conservato presso il Museo civico di Bologna; crea in seguito una vera e propria serie di bronzi dal medesimo soggetto. Rientrato a Firenze, nel 1567, realizza una scultura per le nozze tra Francesco I e Giovanna d'Austria, il gruppo raffigurante Firenze vittoriosa su Pisa, poi rinominato come la Virtù che abbatte il Vizio. Degli stessi anni sono la piccola Venere per la fontana posta al centro della Grotta del Buontalenti (1575) e l'enorme Appennino per il parco della Villa di Pratolino. 

Giambologna acquisisce in questo momento una notevole fama realizzando numerosi bronzetti per i collezionisti fiorentini dell'epoca. Realizza per lo Studiolo mediceo una figura bronzea di Apollo (1573-75), dalla caratteristica posa serpentinata. Verso la fine degli anni settanta del Cinquecento, si accosta alla scultura di soggetto religioso: realizza quindi l'altare della Libertà nella chiesa di San Martino a Lucca e sei statue con le Virtù per la cappella Grimaldi nella distrutta chiesa di San Francesco di Castelletto a Genova. La sua opera maggiore in questo campo è quella per la Cappella Salviati nella chiesa di San Marco di Firenze, nel 1589. Lo stesso schema decorativo venne poi impiegato dal Giambologna per la sua personale cappella funeraria nel coro della Santissima Annunziata. Ancora un’opera a carattere sacro è la statua di San Luca, posta nella nicchia dell'Arte dei Giudici e Notai della chiesa di Orsanmichele, terminata nel 1602.

Sicuramente l’opera che gli ha regalato celebrità imperitura è Il Ratto delle Sabine, del 1583, oggi conservata sotto Loggia della Signoria, insieme all’altra sua opera marmorea Ercole e il centauro Nesso, realizzata negli anni 1594-1600. Per le sue opere marmoree spesso si serve di materia prima estratta dalle cave di Pietrasanta: il marmo statuario. Ultima grande perla del suo lavoro è il monumento equestre di Cosimo I, eseguito tra il 1587 e il 1599 su commissione del figlio Ferdinando I, posto in Piazza della Signoria.


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