“Nicola…fu giudicato, non passò molto, il miglior scultore de’ tempi suoi”
Giorgio Vasari, Vite

Biografia

Definito il rinnovatore della scultura italiana, ne trasforma i caratteri attraverso una rappresentazione più naturalistica e attinente al reale, abbandonando così l’arte romanica di stampo medievale. Tra i vari appellativi con cui è definito, probabilmente in relazione alla sua terra di origine abbiamo “Nichola de Apulia” mentre “Pisanus” o “de Pisis”, si riferiscono invece alla città in cui si stanzia e lavora, Pisa per l’appunto. Il terminus ante quem per la data di arrivo in Toscana è quello delle prime opere, il 1247. Echi di questa sua doppia residenzialità sono riscontrabili nelle opere in cui si riconoscono tracce di tradizione pisana e, allo stesso tempo, della scuola meridionale che ruotava intorno alla corte di Federico II.

Dei suoi lavori sappiamo che: esegue il pulpito per il Battistero di Pisa nel 1259/1260, in qualità di capomastro dell’Opera del Duomo di Pisa. L’opera si inquadra perfettamente nel periodo di transizione tra romanico e gotico, a pianta esagonale con sette colonne. Il tutto è decorato da figure allegoriche di tradizione antica-mitologica e religiosa. Suo è inoltre il secondo ordine di loggette su colonne dello stesso Battistero, sormontato da cuspidi e tabernacoli in stile gotico, e la ricchissima decorazione plastica, per la quale si avvale anche dell’aiuto del figlio Giovanni. Lavora al portale sinistro del Duomo di Lucca nel 1260: sue sono una Lunetta con Deposizione e L’Annunciazione, il Presepio e l’Adorazione dei Magi nell’Architrave. Della serie dei pulpiti fa parte il pergamo per il Duomo di Siena datato 1265/1269. Progetta inoltre l’Arca di San Domenico per la chiesa omonima di Bologna negli anni 1261/1267; realizza poi a quattro mani col figlio Giovanni, la Fontana Maggiore di Perugia negli anni 1275/1278.

Utilizza il marmo di Carrara per il capolavoro che ne segna la carriera e la memoria per i posteri, il pulpito per il Battistero di Pisa, in cui sono scolpiti 5 rilievi con scene di Natività, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Crocifissione e Giudizio Universale. In queste opere si incontrano i modelli dell’arte classica, studiati nel periodo pre-pisano e i nuovi stimoli dell’arte gotica. Nei successivi lavori, realizzati quasi sempre in collaborazione con il figlio Giovanni, si accentua l’interesse nell’imprimere pathos alla narrativa, più libera e movimentata. Attribuibili alla sua mano o comunque alla sua scuola sono le tre lunette scolpite sui corrispondenti tre portali del Duomo di Pietrasanta, che riportano scene della passione di Cristo, databili negli anni ’60 del secolo. Muore probabilmente a Pisa negli anni tra il 1278 e il 1284.


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