“…tutte le cose che sono state fatte hanno avuto bisogno dei debiti mezzi; e che per ciò, cercando io d'un mezzo al mio proposito conveniente, ho trovato che l'ordine è all'intendimento mio di perfetta convenienza e perfettissima proprietà; e che non solamente è necessario per conseguire l'ottimo fine di queste nostre tre arti, ma ancora tutte l'altre di qual si voglia maniera…”
Vincenzo Danti, Trattato delle perfette proporzioni. Di tutte le cose che imitare e ritrarre si possano con l'arte del disegno

Biografia

Proveniente da una famiglia a vocazione letteraria e artistica, dimostrata dalla decisione del nonno Piervincenzo Ranaldi di assumere il nome “Dante” in segno di ammirazione per Dante Alighieri. Fratello maggiore del celebre pittore cartografo Egnazio Danti. Almeno fino al 1553 è a Roma per studiare, sembra, con Michelangelo e Daniele da Volterra. Più probabilmente, per quanto riguarda il primo maestro si tratta di un’imitazione e uno studio approfondito, piuttosto che di un vero e proprio rapporto diretto. In questo stesso anno viene affidata a lui e al padre Giulio, orafo di mestiere, la realizzazione di una statua bronzea di Papa Giulio III per la piazza di Perugia, da collocare sul fianco del Duomo.

Intorno al 1557 si trasferisce da Perugia a Firenze, presso la corte di Cosimo I. Qui ha presto una importante commissione: nel 1558 è chiamato a realizzare un Ercole e Anteo in bronzo per la villa di Castello. La cattiva riuscita dell’opera lede la sua immagine a corte e suscita reazioni di scherno da parte degli artisti rivali. Si dedica di conseguenza ad opere più modeste nelle dimensioni e nella tecnica; alla fine del 1559 esegue, in due parti poi saldate, il rilievo in bronzo di Mosè e il serpente, forse destinato all'altare della cappella di Leone X in Palazzo Vecchio. Sul finire dello stesso 1559 realizza il cosiddetto Sportello, bassorilievo in bronzo destinato, appunto, allo sportello della cassaforte dei documenti personali di Cosimo I, collocato nell'appartamento progettato appositamente dal Vasari. Il rilievo centrale è un ammonimento alla riservatezza del contenuto della cassaforte e raffigura il Rogo dei libri di Numa Pompilio.

Nel 1560 partecipa al concorso per la realizzazione della fontana del Nettuno di Piazza della Signoria, vinto poi dall’Ammannati. Dello stesso anno è il grande gruppo scultoreo L’Onore che vince l’Inganno, commissionato da Sforza Almeni, camerlengo di Cosimo I. La fortuna di quest’opera lo reinserisce nel circuito delle grandi commissioni marmoree della nobiltà fiorentina, dopo l’insuccesso dell’Ercole e Anteo. Riesce quindi ad ottenere nuove commissioni ducali, tra cui il Monumento a Carlo de' Medici per il Duomo di Prato, terminato nel 1564. Degli stessi anni è il gruppo di Leda e il Cigno, oggi a Londra al Victoria and Albert Museum. Ma il più evidente segno dell'inserimento a pieno titolo nell'ambiente fiorentino arriva nel 1564, in occasione dei funerali di Michelangelo, per i quali viene eretto un catafalco in San Lorenzo. Di Danti è una delle sculture del basamento in terracotta dipinta a imitazione del marmo, che ha come soggetto L'Ingegno che vince l'Ignoranza.

Subito dopo la scomparsa di Michelangelo inizia la sua ascesa all’Accademia del Disegno: ne diventa infatti prima console e poi camerlengo. Nello stesso 1564 riceve l’incarico da Cosimo I di realizzare l'allegoria in marmo di Equità e Rigore, da collocare insieme alle insegne medicee, all’esterno del nuovo edificio degli Uffizi. L’anno seguente, per il matrimonio del Figlio di Cosimo, Francesco, con Giovanna d'Austria, esegue una statua equestre in terracotta dipinta di Cosimo I vittorioso sulla Frode collocata in piazza Sant’Apollinare, della quale non restano che disegni.

Torna a Perugia, da dove invia a Cosimo I la celebre statua bronzea di epoca romana dell’Arringatore, rinvenuta casualmente nei dintorni perugini, per la sua collezione personale. È questo il periodo che lo vede più impegnato nell’attività letteraria: pubblica infatti alcuni trattati sull’arte, occupandosi di disegno, pittura e scultura. Si occupa anche di architettura, sempre a livello teorico e trattatistico. Nel 1568 si reca varie volte a Seravezza per procurare marmi per le proprie opere e su mandato del Giambologna; nel 1569 termina il Cristo del gruppo marmoreo del Battesimo di Cristo per la porta est del battistero di San Giovanni a Firenze, realizzato da Andrea Sansovino. Per lo stesso edificio tra il 1570 e 1571 realizza il gruppo bronzeo del Battista col carnefice durante l'esecuzione e Salomè.

Intorno al 1572 esegue la Venus Anadyomene, statuetta bronzea destinata allo studiolo del granduca in Palazzo Vecchio e il ritratto di Cosimo I come Giosuè in terracotta tinteggiata a finto marmo, per la cappella di San Luca nella SS. Annunziata di Firenze. Negli anni successivi lavora soprattutto a Perugia in qualità di architetto. Qui muore nel 1576 e viene sepolto nella tomba di famiglia nella basilica di S. Domenico.


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